martedì 10 aprile 2012

Logorrea senile

Molto tempo fa, quando mi preparavo a diventare mamma, avevo letto un articolo che proponeva una piccola sfida: siete capaci di sostenere una conversazione senza citare vostro figlio? Il testo sollecitava una riflessione sul fatto che i propri bambini, così spesso al centro dei pensieri dei genitori, non sono tuttavia il centro dell'universo mondo: i nostri interlocutori possono avere interessi ben diversi dalle vicende di quegli amati pargoli. Partendo da questa premessa l'articolo proseguiva con l'invito esplicito a non tediare il prossimo con le storie dei propri eredi. Il tema mi colpì e, con lo spirito manicheo della mia gioventù, ne feci una questione di principio. Devo dire che per me la parte più difficile è stata quando Mammotta, mia figlia, era piccola. Arrivata l'adolescenza, che lei ha preso in forma acuta, facevo volentieri a meno di citarla.
Ora però il tema mi è tornato alla mente. Noi nonni diventiamo sfacciatamente logorroici sulle vicende dei nostri nipoti. E ci cambia l'espressione del viso, e lo sguardo diventa di una tenerezza struggente. Ah, l'età. Visto che il fenomeno sta assumendo dimensioni importanti (Nonno Ado ed io in testa), a mio avviso la riflessione di cui sopra si impone anche per la nostra categoria. Perciò, un promemoria: diamoci un taglio. Non approfittiamo della pazienza dei nostri interlocutori, troppo adulti ed educati per sbadigliare o per chiederci francamente: "Senti, ma possiamo parlare d'altro?".

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