Il piccolo SuperFagiolo cresce e deve imparare a stare al mondo, perciò i suoi genitori lo stanno introducendo alle buone maniere.
Capita così che, dopo un sonoro ruttino, si rivolga ai presenti con un allegro "Scusate".
Ieri, dopo un paio di altri rumori inequivocabili, alla domanda: "Devi fare la cacca?" ha risposto prontamente con garbo: "No, no, grazie!". Very polite.
giovedì 1 novembre 2012
sabato 29 settembre 2012
L'attesa
Dopo ore di shopping compulsivo all'Ikea, mi prendo un momento di pausa su una piccola sedia verde dell'area espositiva dedicata ai bambini, vicino ad un tavolinetto tondo blu cielo, sempre misura mignon. Tra paratie e oblò colorati intravedo un quattrenne imbronciato con in mano la confezione di un gioco in legno; davanti a lui, accovacciata alla sua altezza e con in braccio la secondogenita di pochi mesi, la mamma gli sta spiegando con molto garbo che può tranquillamente rimetterlo a posto perché lei è più che sicura, è sicurissima che Babbo Natale gli porterà quel gioco che gli piace tanto. Aggiunge anche che basta attendere un paio di mesi e, come lui sa, quando si aspetta è sempre più bello.
Che bello avere l'età in cui Babbo Natale esiste e qualcuno ti rassicura amorevolmente che il futuro ti porterà proprio quello che più desideri.
Che bello avere l'età in cui Babbo Natale esiste e qualcuno ti rassicura amorevolmente che il futuro ti porterà proprio quello che più desideri.
venerdì 31 agosto 2012
Bon ton
E' bene che i bambini imparino presto i codici della buona educazione ed è uno spasso vedere i loro primi passi nel mondo dell'etichetta.
1- Piscina comunale, esterno giorno.
SuperFagiolo: Vojo andare a vedere.
Nonno Ado: Non si può entrare, puoi andare solo con mamma e papà.
SuperFagiolo: Vojo andare a vedere.
Nonno Ado: Ma vedi che ci sono delle persone, non si riesce nemmeno a passare?
SuperFagiolo: Diciamo Pemmesso.
2- Abitazione di Mammotta, interno giorno.
Mammotta: Hai visto che bello il fratellino di Andrea? Piiiccolooo! Ti piacerebbe avere anche tu un fratellino o una sorellina?
SuperFagiolo: No, grazie, ho già mangiato.
1- Piscina comunale, esterno giorno.
SuperFagiolo: Vojo andare a vedere.
Nonno Ado: Non si può entrare, puoi andare solo con mamma e papà.
SuperFagiolo: Vojo andare a vedere.
Nonno Ado: Ma vedi che ci sono delle persone, non si riesce nemmeno a passare?
SuperFagiolo: Diciamo Pemmesso.
2- Abitazione di Mammotta, interno giorno.
Mammotta: Hai visto che bello il fratellino di Andrea? Piiiccolooo! Ti piacerebbe avere anche tu un fratellino o una sorellina?
SuperFagiolo: No, grazie, ho già mangiato.
venerdì 20 aprile 2012
Piove
Piove. E quando piove ci sono le pozzanghere. E SuperFagiolo adora le pozzanghere.
La prima volta che le ha scoperte era così felice che ha voluto sedercisi dentro.
Il gioco è finito lì per inagibilità degli abiti. Grande disappunto del pargolo.
Qualche giorno dopo, tornando sul posto, SuperFagiolo ha cercato subito quelle chiazze d'acqua, ma non c'erano più. Grande inconsolabile delusione.
La seconda volta che ha giocato nelle pozzanghere si è infradiciato piedi-pantaloni-giacca, e anche il viso, fino ai capelli. Il gioco è finito lì per inagibilità degli abiti ma con meno disappunto perché la melma in faccia non gli è piaciuta granché.
La terza volta aveva stivali di gomma straordinariamente impermeabili. Camminava nell'acqua a grandi passi, sollevando le gambe come se fosse nella neve alta. Era di nuovo molto, molto felice e chiamava me e Nonno Ado a condividere, nelle pozzanghere, la sua gioia.
Ci siamo attrezzati anche noi con stivali di gomma.
La prima volta che le ha scoperte era così felice che ha voluto sedercisi dentro.
Il gioco è finito lì per inagibilità degli abiti. Grande disappunto del pargolo.
Qualche giorno dopo, tornando sul posto, SuperFagiolo ha cercato subito quelle chiazze d'acqua, ma non c'erano più. Grande inconsolabile delusione.
La seconda volta che ha giocato nelle pozzanghere si è infradiciato piedi-pantaloni-giacca, e anche il viso, fino ai capelli. Il gioco è finito lì per inagibilità degli abiti ma con meno disappunto perché la melma in faccia non gli è piaciuta granché.
La terza volta aveva stivali di gomma straordinariamente impermeabili. Camminava nell'acqua a grandi passi, sollevando le gambe come se fosse nella neve alta. Era di nuovo molto, molto felice e chiamava me e Nonno Ado a condividere, nelle pozzanghere, la sua gioia.
Ci siamo attrezzati anche noi con stivali di gomma.
martedì 10 aprile 2012
Logorrea senile
Molto tempo fa, quando mi preparavo a diventare mamma, avevo letto un articolo che proponeva una piccola sfida: siete capaci di sostenere una conversazione senza citare vostro figlio? Il testo sollecitava una riflessione sul fatto che i propri bambini, così spesso al centro dei pensieri dei genitori, non sono tuttavia il centro dell'universo mondo: i nostri interlocutori possono avere interessi ben diversi dalle vicende di quegli amati pargoli. Partendo da questa premessa l'articolo proseguiva con l'invito esplicito a non tediare il prossimo con le storie dei propri eredi. Il tema mi colpì e, con lo spirito manicheo della mia gioventù, ne feci una questione di principio. Devo dire che per me la parte più difficile è stata quando Mammotta, mia figlia, era piccola. Arrivata l'adolescenza, che lei ha preso in forma acuta, facevo volentieri a meno di citarla.
Ora però il tema mi è tornato alla mente. Noi nonni diventiamo sfacciatamente logorroici sulle vicende dei nostri nipoti. E ci cambia l'espressione del viso, e lo sguardo diventa di una tenerezza struggente. Ah, l'età. Visto che il fenomeno sta assumendo dimensioni importanti (Nonno Ado ed io in testa), a mio avviso la riflessione di cui sopra si impone anche per la nostra categoria. Perciò, un promemoria: diamoci un taglio. Non approfittiamo della pazienza dei nostri interlocutori, troppo adulti ed educati per sbadigliare o per chiederci francamente: "Senti, ma possiamo parlare d'altro?".
Ora però il tema mi è tornato alla mente. Noi nonni diventiamo sfacciatamente logorroici sulle vicende dei nostri nipoti. E ci cambia l'espressione del viso, e lo sguardo diventa di una tenerezza struggente. Ah, l'età. Visto che il fenomeno sta assumendo dimensioni importanti (Nonno Ado ed io in testa), a mio avviso la riflessione di cui sopra si impone anche per la nostra categoria. Perciò, un promemoria: diamoci un taglio. Non approfittiamo della pazienza dei nostri interlocutori, troppo adulti ed educati per sbadigliare o per chiederci francamente: "Senti, ma possiamo parlare d'altro?".
giovedì 5 aprile 2012
Nonni attivi
NonnaBree si è iscritta ad una palestra, dove, un paio di volte alla settimana, va a svolgere un pò di attività fisica. Il luogo scelto è adatto alle sue esigenze: comodo da raggiungere, senza problemi di parcheggio, di costo contenuto e, ovviamente, con personale affidabile.
Due mattine alla settimana quindi NonnaBree va in questa palestra dotata di tutte le qualità elencate e di qualche limite: ambienti ridotti, look antico. Anche i frequentatori hanno un che di antico, età media sessanta (certo, di mattina chi vuoi che ci sia) e questo produce un effetto molto rilassante. Nessun giovane corpo scolpito da sbirciare con invidia, ma rotolini di grasso e pancette; nessuna tutina modaiola, ma pantaloni e magliette; nessun gesto potente e atletico, ma lenti movimenti di giunture artritiche.
E poi gli argomenti di conversazione: lì non si parla di fidanzati né si spettegola di amici, ma dell'ultima ricetta sentita in tivù dalla Parodi. Dimenticavo: come in tutte le palestre che si rispettino, c'è musica a buon volume per dare dinamicità agli esercizi. L'emittente è Radio Nostalgia.
Due mattine alla settimana quindi NonnaBree va in questa palestra dotata di tutte le qualità elencate e di qualche limite: ambienti ridotti, look antico. Anche i frequentatori hanno un che di antico, età media sessanta (certo, di mattina chi vuoi che ci sia) e questo produce un effetto molto rilassante. Nessun giovane corpo scolpito da sbirciare con invidia, ma rotolini di grasso e pancette; nessuna tutina modaiola, ma pantaloni e magliette; nessun gesto potente e atletico, ma lenti movimenti di giunture artritiche.
E poi gli argomenti di conversazione: lì non si parla di fidanzati né si spettegola di amici, ma dell'ultima ricetta sentita in tivù dalla Parodi. Dimenticavo: come in tutte le palestre che si rispettino, c'è musica a buon volume per dare dinamicità agli esercizi. L'emittente è Radio Nostalgia.
lunedì 12 marzo 2012
Harlem
Come si sa, SuperFagiolo adora tutti i mezzi di locomozione, auto, aerei, camion, moto, eccetera eccetera. Dopo il successo della prima gita in pullman eravamo rimasti d'accordo per un "ancora", ovvero Nonno Ado ed io avevamo promesso di ripetere l'esperienza. Così, aumentate le temperature e passato il rischio di congelare alla fermata nell'attesa del mezzo, venerdì scorso ci siamo lanciati in una nuova avventura.
Questa volta la meta era il parco giochi di un quartiere di periferia, francamente il meno nobile di questa cittadina. Giardini puliti e molto ben attrezzati, niente da dire. All'inizio neanche un bambino, soltanto, defilati nel loro punto di aggregazione, un gruppetto di adolescenti.
SuperFagiolo si è subito guadagnato sul campo il soprannome di Magellano perché, dopo una rapida ricognizione del luogo, è partito a tappe successive, ma sempre di corsa, all'esplorazione di tutto il territorio circostante: piazza, campo di calcio, sentiero nei campi, eccetera. Nonno Ado dietro, sempre di corsa. Infine, dopo essersi intrattenuto con la palla nella cerchia degli adolescenti, dimostratisi molto più disponibili di quanto temessi, l'esploratore, senza sfracellarsi né fare incontri strani, è tornato alla base, ovvero al parco giochi.
Lì intanto erano arrivati parecchi bambini e c'era molto da guardare: una sorellina che menava il fratellino impertinente, un bambino che rincorreva un altro a calci nel sedere nominandone indecorosamente la madre, un altro che invitava a lanciare pietre, e grosse. Ma anche una fontana da cui bere senza preoccuparsi dell'umidità, diciamo così, e un bellissimo scivolo con in cima una casetta, e un'altalena che Nonno Ado spingeva molto in alto provocando brividi di gioia.
Il pullman preso per il ritorno era di colore blu (biù), di un modello fino ad ora sconosciuto. Grande gita. Ancora.
Questa volta la meta era il parco giochi di un quartiere di periferia, francamente il meno nobile di questa cittadina. Giardini puliti e molto ben attrezzati, niente da dire. All'inizio neanche un bambino, soltanto, defilati nel loro punto di aggregazione, un gruppetto di adolescenti.
SuperFagiolo si è subito guadagnato sul campo il soprannome di Magellano perché, dopo una rapida ricognizione del luogo, è partito a tappe successive, ma sempre di corsa, all'esplorazione di tutto il territorio circostante: piazza, campo di calcio, sentiero nei campi, eccetera. Nonno Ado dietro, sempre di corsa. Infine, dopo essersi intrattenuto con la palla nella cerchia degli adolescenti, dimostratisi molto più disponibili di quanto temessi, l'esploratore, senza sfracellarsi né fare incontri strani, è tornato alla base, ovvero al parco giochi.
Lì intanto erano arrivati parecchi bambini e c'era molto da guardare: una sorellina che menava il fratellino impertinente, un bambino che rincorreva un altro a calci nel sedere nominandone indecorosamente la madre, un altro che invitava a lanciare pietre, e grosse. Ma anche una fontana da cui bere senza preoccuparsi dell'umidità, diciamo così, e un bellissimo scivolo con in cima una casetta, e un'altalena che Nonno Ado spingeva molto in alto provocando brividi di gioia.
Il pullman preso per il ritorno era di colore blu (biù), di un modello fino ad ora sconosciuto. Grande gita. Ancora.
giovedì 8 marzo 2012
Festa della Donna
E' tornato il beltempo. Ai giardini con SuperFagiolo scambio qualche parola con la nonna di L., un bambino con pochi mesi in più del nostro piccoletto. Lei penso abbia pochi anni più di me.
Dopo avermi messo al corrente dei problemi di stitichezza del nipote (fa certe palline dure che se le butti in terra rimbalzano) arriva il momento delle confidenze personali. Prima si confronta con me sul numero di ore di custodia dei bambini (vince ampiamente lei: L. non va al nido e sta dalla nonna dieci ore al giorno, tutti i giorni), poi arriva la classica frase: "Mah... quando ero giovane io mi sono sempre tirata le balle da sola. Ho fatto la mamma, la badante e ora la nonna...".
Mi racconta di avere vissuto per sette anni in Canada con il marito, due bambini piccoli e un lavoro notturno in un ristorante. Dice anche che i soldi guadagnati all'estero si spendono tutti in medicine, nel suo caso per un chiodo in una gamba e una vertebra artificiale. La nonna di L. è una persona semplice che, come tante, non ha avuto sconti dalla vita. Ancora oggi continua a faticare nel microcosmo della sua famiglia, come fanno molte donne con nessuna visibilità sociale e due balle d'acciaio. Chissà cosa ne direbbe il ministro Fornero.
Mi racconta di avere vissuto per sette anni in Canada con il marito, due bambini piccoli e un lavoro notturno in un ristorante. Dice anche che i soldi guadagnati all'estero si spendono tutti in medicine, nel suo caso per un chiodo in una gamba e una vertebra artificiale. La nonna di L. è una persona semplice che, come tante, non ha avuto sconti dalla vita. Ancora oggi continua a faticare nel microcosmo della sua famiglia, come fanno molte donne con nessuna visibilità sociale e due balle d'acciaio. Chissà cosa ne direbbe il ministro Fornero.
domenica 26 febbraio 2012
Cose da non dimenticare
- La prima volta che sono andata a prendere mio nipote SuperFagiolo all'asilo nido e al citofono mi sono presentata istituzionalmente non come mamma di, ma come nonna di.
- La prima volta che SuperFagiolo è arrivato camminando, per mano alla maestra, nel grande corridoio dell'asilo, e da lontano non mi sembrava lui.
Così, nel caso mi venisse l'Alzheimer.
- La prima volta che SuperFagiolo è arrivato camminando, per mano alla maestra, nel grande corridoio dell'asilo, e da lontano non mi sembrava lui.
Così, nel caso mi venisse l'Alzheimer.
sabato 25 febbraio 2012
Topolino
"Pino, néni..." e intanto il piccoletto invita con la manina ad avvicinarsi a lui. L'oggetto dell'attenzione di SuperFagiolo è un morbido pupazzo di Topolino, dimensioni bambolotto, seduto per terra a un metro da lui, con due batterie nella schiena e zampe ai microchip che gli consentono di dire alcune cosette. Non delle cosette a caso: Topolino detto Pino pronuncia frasi brevi con paroline magiche che colpiscono sempre nel segno.
Chiede: "Hai dormito bene?" e, fosse anche la decima volta nel giro di un minuto, SuperFagiolo annuisce e dice Tì.
Esclama: "Come è bello dormire abbracciati!", e SuperFagiolo lo abbraccia teneramente. Dichiara: "Sono un pò stanco. Facciamo la nanna?" e SuperFagiolo si sdraia per terra russando in modo ostentato.
Eh sì, quei furbastri della Walt Disney ci sanno proprio fare.
Chiede: "Hai dormito bene?" e, fosse anche la decima volta nel giro di un minuto, SuperFagiolo annuisce e dice Tì.
Esclama: "Come è bello dormire abbracciati!", e SuperFagiolo lo abbraccia teneramente. Dichiara: "Sono un pò stanco. Facciamo la nanna?" e SuperFagiolo si sdraia per terra russando in modo ostentato.
Eh sì, quei furbastri della Walt Disney ci sanno proprio fare.
giovedì 23 febbraio 2012
Attesa
Alcune persone di una certa età, sedute alle mie spalle in un ambulatorio medico, si scambiano opinioni sulle loro aspettative di vita e di morte. Non le vedo in faccia, né loro vedono me, così posso sorridere spontaneamente ad alcune affermazioni del tipo:
- Tutte le sere, nel letto, mi dico: potessi morire nel sonno...
- Ah, sì! Per esempio, Scalfaro: ha fatto una bella vita e una bella morte...
- Ma basta, non parliamo più di morte. Anche se bisogna parlarne, neh, anche lei fa parte della vita... Poi però una frase mi spegne il sorriso:
- Io, quando guardo i miei nipotini piccoli, provo pena per loro. Cosa sono venuti a fare a questo mondo? Tanto si sta al mondo solo per soffrire.
Mi si gela il sangue. Quella donna è già morta. Quando guardo SuperFagiolo, io provo gioia per il suo entusiasmo. Provo curiosità per il suo futuro tutto da realizzare. Provo fiducia nelle potenzialità della sua generazione, che magari farà meglio di noi in questo mondo. Uscendo dall'ambulatorio, nella luce di una splendida giornata di tardo inverno, mi trovo a canticchiare mentalmente una canzone e poi a pensare con tristezza a quella povera donna a cui né il sole, né la musica, fanno sentire la bellezza della vita.
- Tutte le sere, nel letto, mi dico: potessi morire nel sonno...
- Ah, sì! Per esempio, Scalfaro: ha fatto una bella vita e una bella morte...
- Ma basta, non parliamo più di morte. Anche se bisogna parlarne, neh, anche lei fa parte della vita... Poi però una frase mi spegne il sorriso:
- Io, quando guardo i miei nipotini piccoli, provo pena per loro. Cosa sono venuti a fare a questo mondo? Tanto si sta al mondo solo per soffrire.
Mi si gela il sangue. Quella donna è già morta. Quando guardo SuperFagiolo, io provo gioia per il suo entusiasmo. Provo curiosità per il suo futuro tutto da realizzare. Provo fiducia nelle potenzialità della sua generazione, che magari farà meglio di noi in questo mondo. Uscendo dall'ambulatorio, nella luce di una splendida giornata di tardo inverno, mi trovo a canticchiare mentalmente una canzone e poi a pensare con tristezza a quella povera donna a cui né il sole, né la musica, fanno sentire la bellezza della vita.
giovedì 19 gennaio 2012
Un amore di nonno
C'era una volta un nonno che non si sentiva tanto autorizzato a stare vicino ad un bambino perché il piccolo non era figlio di figli suoi, per cui non era propriamente suo nipote. Per i primi mesi di vita del bebé egli si tenne un pò sulle sue, però poi le circostanze presero il sopravvento; e soprattutto, quell'uomo non poteva soffocare la sua passione per i bambini. Successe così che iniziò a dedicarsi a far giocare il bimbo a tutti i giochi più appassionanti per un cucciolo maschio, come tirare i sassi, giocare con l'acqua, giocare con la palla, rotolarsi per terra e così via. Come si può immaginare, tutto questo gli fece conquistare il cuore del nipotino adottivo, che lo elesse a suo nonno preferito, detto anche "Nonnomio" o "Nonnoamore". Indovinate chi sono i personaggi di questa storia?
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